Sindrome di Hikikomori: che cos’è, sintomi e terapia migliore

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La sindrome di Hikikomori è un fenomeno in continua crescita sia in Italia che in altri paesi e specie tra gli adolescenti. Consiste nel rinchiudersi tra le mura domestiche senza rapporti sociali di alcun tipo

La sindrome di Hikikomori è una condizione sociale caratterizzata da solitudine, mancanza di relazioni interpersonali ed isolamento. Seppur poco conosciuto, recenti dati statistici attestano che i casi di adolescenti, specialmente quelli compresi tra i 14 ed i 20 anni, si stanno diffondendo in maniera critica e capillare, sia in Italia che al estero.

Questa sindrome si manifesta in maniera differente, da soggetto a soggetto ma i sintomi principali possono essere così sintetizzati:

  • permanenza in ambienti domestici per lunghi periodi di tempo;
  • totale assenza o quasi di comunicazione con la famiglia;
  • mancanza di amicizie, rifiuto di fronteggiare situazioni, oggetti o persone (anche il semplice contatto visivo in alcuni casi);
  • assenza di relazioni intime significative o fisiche
  • utilizzo assiduo dei social
  • insonnia.

Questo termine fu formulato dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki negli anni novanta, per definire appunto tutte le persone che vivono in una condizione di auto reclusione, con lo scopo di essere emarginati dalla società. Non a caso l’origine del nome  Hikikomori deriva dai verbi Hiku (tirare indietro) e Komoru (ritirarsi).

Il Ministero della salute del Giappone hikikomori gli individui che si auto recludono in casa, si isolano nella propria stanza anche per intere settimane. Essi sono soliti mangiare nella propria stanza e vanno in bagno solo nei momento in cui è meno probabile che incontrino un familiare nel tragitto. Interrompono qualsiasi genere di rapporto con gli amici, il mondo del lavoro o la scuola.

La cause più plausibili per spiegare tali comportamenti, secondo quanto riportato nel libro “Hikikomori, narrazione da una porta chiusa”, sarebbero di vario genere: sociali, insicurezza, vergogna, scarsa motivazione, bullismo, pressioni familiari, genitori assenti o problemi psicologici individuali.

I dati reperiti da associazioni no profit, sovvenzionate dal ministero giapponese della salute di circa un milione di giovani affetti da questa sindrome, numero destinato a crescere se si pensa che si sono già riscontrati casi molto simili sia in Corea che in Cina ma, anche nella cultura occidentale come Europa e Stati Uniti d’America.

La terapia per un adolescente che decide di sparire dalla società è un lavoro complesso e delicato. Ovviamente non è lui stesso che deciderà di andare da uno psicologo ma, devono essere i genitori a fissare un appuntamento a domicilio per intraprendere con il giovane una relazione terapeutica, inizialmente costituita da silenzi e sguardi, in seguito da parole ed esercizi di esposizione (camminate all’aria aperta, giretto in centro, costruzione di nuove relazioni sociali…).

Purtroppo la tendenza ad evitare rapporti con il mondo estero, caratteristica tipica della sindrome di Hikikomori, contribuisce a mantenere un continuo stato depressivo che impedisce, al paziente, di sperimentare anche solo dei brevi istanti emotivi positivi ne, quindi di comprendere che , in realtà, non è così inferiore agli altri come crede di essere.

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