I diversi volti della dipendenza affettiva

Il pensiero di poter perdere il partner ci uccide. Pensiamo di non poter fare a meno di lui o di lei. Proviamo nei suoi confronti un amore totale, a tratti ossessivo, venato di gelosia. Siamo disposti a sacrificare tutto per lui o lei, anche noi stessi, mettendo i suoi bisogni, le sue esigenze, i suoi desideri al primo posto. Pensiamo che l’altro sia indispensabile per la nostra sopravvivenza.

Forse, soffriamo di dipendenza affettiva.

Si tratta di una delle cosiddette nuove dipendenze, una categoria di disturbi che si sta imponendo sempre più all’attenzione degli esperti. A differenza delle dipendenze classiche, in cui il soggetto sviluppa una dipendenza rispetto a una sostanza chimica (come l’alcool o le sostanze stupefacenti), le nuove dipendenze sono correlate a comportamenti, di solito socialmente accettati, che vengono ripetuti in modo ossessivo fino a diventare una condotta disfunzionale, lesiva della salute e del benessere individuale.

Tra le new addictions si annoverano problematiche come lo shopping compulsivo, la dipendenza da sesso, quella da lavoro, da videogiochi, da gioco d’azzardo. E infine anche la dipendenza affettiva, anche definita love addiction.

Le quattro forme di dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva può manifestarsi in modi diversi. Nello specifico, esistono quattro forma di dipendenza affettiva, con caratteristiche distinte tra loro:

  • la dipendenza affettiva passiva
  • la codipendenza affettiva
  • la dipendenza affettiva aggressiva
  • la contro-dipendenza.

Vediamo in sintesi i tratti distintivi di ciascuna di queste forme di love addiction.

La dipendenza affettiva passiva: caratteristiche

Chi sviluppa una dipendenza affettiva passiva, di solito ha una scarsa stima di sé stesso e un basso senso di autoefficacia. Il dipendente passivo crede davvero di non valere nulla e di non meritare un amore sincero e disinteressato. Sente un vuoto profondo dentro di sé ed è convinto che l’unico a poterlo colmare sia il partner, che sarà in grado di dare senso e scopo alla sua vita. L’altro, colui con il quale instaura un legame, viene fortemente idealizzato ed è visto come una sorta di salvatore.

La più grande paura del dipendente passivo è quella di essere abbandonato.

Teme la solitudine e pur di tenere l’altro legato a sé è disposto a rinunciare a tutto, mettendo da parte sé stesso, i propri bisogni, persino la propria dignità. Questo tipo di atteggiamento lo induce ad accettare qualsiasi tipo di maltrattamento, umiliazione e abuso da parte dell’altro, arrivando anche alla violenza fisica. È disposto a sopportare tutto tranne il rifiuto e l’abbandono.

Chi soffre di una dipendenza affettiva di questo tipo tende a legarsi con soggetti dalla personalità narcisistica, individui che percepisce come forti e sicuri di sé. Si tratta, in realtà, di persone che creano un’immagine grandiosa di sé per nascondere una profonda insicurezza e che manipolano l’altro, non essendo in grado di provare amore né empatia. All’inizio, i narcisisti patologici investono la propria vittima con una quantità enorme di attenzioni, complimenti, gesti romantici, mettendo in atto quello che viene chiamato “love bombing”. Tutti questi comportamenti fanno sentire il partner speciale e importante e contribuiscono a creare l’illusione di aver trovato l’uomo (o la donna) della propria vita.

Poi, però, finita questa prima fase, il narcisista comincia a tirarsi indietro a svincolarsi dal rapporto, percependo le richieste del partner dipendente come opprimenti ed eccessive. Tenderà a svalutarlo e ad allontanarlo. L’esito ultimo di questo tipo di legame, naturalmente, è quel che il dipendente affettivo teme di più: la rottura del rapporto e l’abbandono.

La codipendenza affettiva: caratteristiche

La codipendenza è una forma molto particolare di dipendenza affettiva, meglio conosciuta come “sindrome della crocerossina”. Chi si trova a vivere questa condizione tende a instaurare una relazione d’amore con soggetti che hanno un enorme bisogno d’aiuto, persone che spesso hanno una malattia, un disturbo oppure soffrono a loro volta di una dipendenza di qualche tipo, che si tratti di droga, alcol o gioco d’azzardo (ludopatia).

Il codipendente si dedica completamente all’altro, gli dedica affetto, cure, attenzioni perché in questo modo sente di valere qualcosa, di essere utile e importante. C’è completa dedizione all’altro, con grande spirito di sacrificio nel tentativo di farlo stare bene, di soddisfare ogni suo bisogno, alleviare la sua sofferenza. Il codipendente, in questo modo, mette da parte le proprie emozioni, spesso le reprime e ignora, mettendo al primo posto il partner bisognoso di cure nella convinzione di poterlo salvare. In buona sostanza, però, colui o colei che soffre di codipendenza ha bisogno che l’altro sia dipendente da lui o lei e tende a controllare l’altro in ogni modo, mettendo in campo comportamenti manipolatori.

La dipendenza affettivo-aggressiva: caratteristiche

Spesso, colui o colei che si trova in una relazione basata sulla dipendenza affettiva prova molta rabbia, ma tende a nasconderla, reprimerla e mascherarla. In alcuni casi, però, questa emozione dirompente esce allo scoperto: in questo caso di parla di dipendenza affettivo-aggressiva.

Chi ne soffre, manifesta l’intenzione di fare del male al proprio partner in modo sistematico, al limite della crudeltà, sottoponendolo continuamente a umiliazioni e sofferenze.

È come se il dipendente aggressivo sfogasse sull’altro tutta la frustrazione e la rabbia per quello che ha subito in passato. Spesso, infatti, dietro a tutto questo c’è una storia di relazioni fallimentari e dolorose.

Il partner viene umiliato, svalutato, disprezzato. Proprio il disprezzo è il sentimento prevalente. Il dipendente aggressivo disprezza l’altro perché lo ritiene sbagliato e incapace di amarlo e di prendersi cura di lui o lei come dovrebbe. Allo stesso tempo disprezza sé stesso perché ritiene di non poter ambire a qualcosa di meglio, si vede come un’incapace e come non meritevole di amore, di cura, di attenzioni.

La contro-dipendenza: caratteristiche

Un ultima forma di dipendenza affettiva è la cosiddetta contro-dipendenza. Il nome stesso ci lascia intuire quale sia la sua dinamica: il contro-dipendente, a differenza del dipendente, rifiuta ed evita qualunque tipo di legame, tenendosene ben lontano. Lui o lei vive i rapporti affettivi come una minaccia e per questo ha imparato a non rendersi emotivamente disponibile all’altro. Spesso, questo tipo di comportamento deriva da esperienze infantili di rifiuto e abbandono: il genitore non ha saputo prendersi cura del bambino, lo ha fatto sentire respinto anziché occuparsi di lui e dei suoi bisogni e questo ha suggerito al bambino la necessità di distaccarsi e rendersi assolutamente indipendente e autonomo.

Il contro-dipendente appare freddo e cinico. Ha la tendenza a instaurare relazioni occasionali oppure, se si trova in coppia, sfugge il coinvolgimento emotivo, l’intimità, manifesta scarsa partecipazione. In questo modo, scappa dal dolore. Si fa scudo della propria freddezza che lo rende incapace di entrare in contatto con le proprie emozioni profonde.

Come uscire dalla dipendenza affettiva

In un video dedicato al tema della dipendenze affettive presente sul suo sito, il dottor Manuel Marco Mancini, psicologo a Roma Eur, evidenzia come sia possibile risolvere questo tipo di comportamenti e uscire da una relazione tossica basata sulla dipendenza affettiva.

Non si tratta di un percorso semplice, anzi.

Il primo passo per superare questo problema è rendersi conto di averlo. Come? Il dottor Mancini suggerisce di fare affidamento sul proprio istinto, sulla pancia. Se prima di avere quella relazione, eravamo solari, spensierate, piene di voglia di vivere e adesso ci ritroviamo spente, prive di volontà e forze, talvolta anche stanche o impaurite, allora probabilmente ci troviamo in un rapporto poco sano, abbiamo accanto una persona capace di privarci di noi stesse.

Per uscire dalla dipendenza affettiva, è importante avviare un percorso di consapevolezza di sé, volto anche a riacquistare fiducia, autostima e amor proprio. Questo perché, se non si interviene alla radice, comprendendo la natura profonda del problema, si rischia di ricadere nello stesso tipo di relazione, facendo scattare di nuovo il meccanismo.