Carcinoma papillare tiroideo: sintomatologia e aspettative di sopravvivenza

carcinoma papillare tiroideo

Il carcinoma papillare tiroideo viene definito così, poiché si tratta di un tumore che causa un nodulo alla tiroide, nonché una ghiandola endocrina la cui forma sembra quella di una farfalla (situata davanti alla laringe e trachea).

Conoscere i suoi sintomi è importante per fare in modo di effettuare una visita immediata presso dei medici specializzati.

Purtroppo se così si può dire, durante i primi stadi, il carcinoma papillare tiroideo si manifesta senza sintomi. L’unico segnale riconducibile al tumore alla tiroide potrebbe essere la comparsa di un nodulo, da percepire al tatto e solo minuziosamente, per le sue piccole dimensioni.

In alternativa, dei segnali d’allarme più generici, potrebbero essere la diversità della propria voce, mal di gola, gonfiore alla gola (la parte anteriore), oppure difficoltà respiratorie o a deglutire.

In assenza di sintomi eclatanti, al minimo accenno (come sopra suggerito), è bene effettuare una visita specialistica, grazie al quale un medico potrà individuare l’eventuale presenza di un nodulo tiroideo.

A completare la diagnosi sarà un esame del sangue specifico, la cui utilità è quella di segnalare un eventuale malfunzionamento alla tiroide.

Ad esempio, dei valori TSH o degli ormoni tiroidei, qualora fossero troppo inferiori alla norma oppure eccessivamente elevati.

In caso di forti dubbi, il medico suggerirà di approfondire la diagnosi grazie alla risonanza magnetica e alla TAC.

Tumore alla tiroide: aspettative di sopravvivenza

Fortunatamente, la capacità di sopravvivenza per coloro che hanno il tumore carcinoma papillare tiroideo, è decisamente più elevata rispetto ad altre situazioni più drastiche.

Il 90% di tali tumori è papillare, il che significa che si può curare con l’intervento chirurgico di tiroidectomia. La percentuale di sopravvivenza superati i vent’anni dalla prima diagnosi è pari all’85%.

Soltanto il 15% dei tumori papillari potrebbe comparire in una forma più aggressiva, creando metastasi e richiedendo una terapia maggiormente importante. Tra le forme più rare (per fortuna nel minor percento dei casi), vi è il tumore midollare e quello anaplastico.

Il tumore midollare totalizza il 5% o 6% dei tumori che si verificano alla tiroide. La percentuale di sopravvivenza a 20 anni è pari al 50%.

Il tumore anaplastico invece, il più delle volte si verifica nei soggetti con oltre 60 anni, in Italia ci sono circa 100 casi.

Si può prevenire il carcinoma papillare tiroideo?

Secondo degli studi da parte degli esperti del settore, al giorno d’oggi non esiste una effettiva prevenzione contro il carcinoma papillare tiroideo. Ciò che si potrebbe fare tutto al più, è utilizzare fin da quando nasciamo, il sale iodato.

Seppur la Legge incentivi la sua produzione, ancora oggi negli scaffali dei supermercati si trova più sale classico alimentare piuttosto che quello iodato. Per spiegarlo alla gente, occorrerebbe una sensibilizzazione maggiore al suo utilizzo.

Le incertezze però, non si concentrano soltanto sulla assenza di prevenzione, ma anche sulle cause, che tutt’oggi non sono state scoperte. Una possibile associazione (ma senza alcuna prova scientifica), è legata alle radiazioni a cui veniamo sottoposti quotidianamente.

Alcuni dottori sostengono che sarebbe da evitare uno screening generico, sia perché spesso la diagnosi potrebbe mostrare una “malattia finta”, sia perché in caso di situazioni non gravi, una esportazione forzata della tiroide potrebbe comportare non poche complicazioni.

Per malattia finta, si intende un riscontro “positivo” di carcinoma papillare tiroideo, che però potrebbe rappresentare in verità un tumore benigno. Quindi la soluzione è quella di evitare alcun screening che possa realmente essere utile per via di fastidi o segnali più allarmanti.