Osteopatia biodinamica, cos’è e cosa cura

osteopatia biodinamica

Per Osteopatia biodinamica intendiamo una pratica terapeutica molto suggestiva la quale mira a sviluppare la tendenza del corpo di auto-correggersi, quindi i processi di auto-guarigione corporea, in ossequio ad una teoria olistica che vede tutte le parti del corpo fra loro intimamente connesse.

L’Osteopatia biodinamica nasce, nella teoria, dal pensiero di W.G. Sutherland, e di A.T. Still, considerati i fondatori dell’osteopatia. Sutherland in particolare ebbe modo di studiare e di descrivere il Meccanismo Respiratorio Primario, che egli riteneva essere mosso da ‘forze esterne’ e al quale diede un nome suggestivo come ‘Respiro di Vita. Secondo Sutherland, la fluttuazione del liquido cefalo-rachidiano, o LCR, segue un sistema di ritmi di 2-3 cicli ogni minuto, ed altri lunghi, di sei cicli ogni dieci minuti, che egli chiamò ‘marea lunga’.

Secondo il dottore, questi cicli erano in relazione alla salute del paziente. Gli studi di Still e di Sutherland arrivano in un momento in cui l’osteopatia non si concentrava su questo tipo di discorsi, ma piuttosto sulle procedure più meccaniche, sui principi della disciplina. Fu un osteopata statunitense, Jealous, assieme ad altri allievi, ad aggiungere il termine ‘biodinamica’ a quello di osteopatia. Il primo campo di applicazione dell’Osteopatia biodinamica avviene nell’ambito craniale.

Che cos’è

L’Osteopatia biodinamica ha come caposaldo la salute del paziente e la credenza nell’autoguarigione.
Secondo Sutherland, il meccanismo respiratorio primario dettava i tempi della salute del paziente, dettava cioè i tempi della guarigione del paziente. La salute ed il meccanismo respiratorio primario, secondo Sutherland, erano due fattori fra loro molto collegati: nella malattia, nella condizione patologica, l’Osteopatia biodinamica continua a credere che il corpo operi una condizione di salute.

Sarebbero, secondo Sutherland, le c.d. ‘forze embrionali’ che iniziano la loro attività al momento della nascita a tendere poi all’autoguarigione del corpo nei momenti di malattia, anche quando la persona è diventata adulta.

Secondo l’Osteopatia biodinamica un grande ruolo nella salute lo ha il tessuto connettivo, che sarebbe in grado di trasmettere informazioni lungo tutto l’organismo. Per questo il tessuto connettivo sarebbe quello in grado di mantenere quell’equilibrio interiore che viene chiamato ‘omeostasi’.

Quando il tessuto connettivo non è più collegato, quando per esempio ci sono delle interruzioni (traumi, o cicatrici, ferite che ne compromettono l’integrità) allora quello che si realizza è un danno alla trasmissione delle informazioni fra tutte le parti del corpo.
Il corpo cerca di trovare una soluzione a questa mancanza di comunicazione, cercando, al contempo, di mantenere l’omeostasi dell’organismo. 

Questa condizione, secondo l’Osteopatia biodinamica, viene chiamata ‘lesione osteopatica’ e la lesione non è un danno, per esempio, ad una gamba, ma è un danno per l’intero organismo. L’Osteopatia biodinamica ritiene che qualsiasi interruzione di queste comunicazioni sia un danno al tutto, al corpo nel suo complesso.
La tecnica dell’Osteopatia biodinamica non è quindi tanto quella di guarigione per la lesione, ma pensa piuttosto alla salute nel complesso del corpo, che è pregiudicata da questa mancanza di corretta comunicazione.

Come lavora

Il compito dell’osteopata, in un caso simile, è quello di lavorare ‘sul neutro’. Lavorare sul neutro significa cercare di ottenere una risposta dal Sistema Nervoso Autonomo, cercando un equilibrio. Questa tecnica si ottiene per mezzo dell’induzione dei tessuti, cercando di bilanciare la respirazione primaria e di sincronizzare il SNA a questa respirazione. Una sorta di ‘massaggio’ quindi per aiutare il corpo a trovare un nuovo equilibrio interiore, in quanto quando il SNA è nuovamente rilassato, è possibile partire con il vero e proprio trattamento.
Mettendo a riposo il sistema nervoso centrale, l’omeopata può finalmente lavorare sul corpo e rilevare i poliritmi, percependo la lesione partendo dalla globalità del corpo del paziente.