I dubbi più frequenti sulla fecondazione in vitro

I problemi legati alla fertilità sono sempre più frequenti, e spesso le coppie che ne soffrono ricorrono alla riproduzione assistita per coronare il sogno di avere un figlio. Dopo oltre trent’anni dalla nascita in Spagna del primo bambino FIVET, la fecondazione in vitro ha consolidato la sua posizione tra le tecniche di riproduzione assistita di maggiore successo.

Ciononostante vi sono alcune ricorrenti domande sulla FIVET che non sempre trovano facile risposta. Fertilab Barcelona, una delle più importanti cliniche operanti in questo settore, con un’esperienza sul campo di oltre 25 anni, prova a chiarire gli aspetti principali di questa tecnica.

Cosa è la fecondazione in Vitro?

Tra le tecniche di riproduzione assistita, la fecondazione in Vitro (FIVET) è quella volta ad ottenere, tramite l’unione in laboratorio tra ovuli e spermatozoi, gli embrioni che verranno poi trasferiti nell’utero per portare avanti la gravidanza.

Parallelamente, questa tecnica è accompagnata da un trattamento ormonale che ha lo scopo di stimolare lo sviluppo di più ovuli. L’obiettivo ideale è quello di realizzare la crescita di circa 8-10 follicoli totali tra le due ovaie. Questo per aumentare le possibilità di acquisire un embrione che possa essere impiantato, e quindi di portare a termine la gravidanza desiderata.

I quesiti più diffusi riguardo alla FIVET

  1. Quali sono i test necessari per intraprendere la fecondazione in vitro? Dopo l’anamnesi completa viene effettuato un esame analitico e ginecologico approfondito, per valutare lo stato di fertilità della donna, inoltre vengono anche eseguiti una serie di test per lo studio della fertilità maschile, completi di spermiogramma per valutare la qualità del liquido seminale.
  2. Sono previsti trattamenti ormonali?

Poiché l’obiettivo è quello di far crescere un numero definito di ovuli (la quantità ideale è tra gli 8 e 10 ovuli) che permetta di assicurare la fecondazione e la successiva selezione degli embrioni tra quelli che hanno raggiunto lo stadio di blastocisti, il processo viene accompagnato da una stimolazione ormonale.

  1. Qual è la durata di un trattamento FIVET? Il tempo necessario per portare a compimento un intero processo di fecondazione in vitro è di circa 3 o 4 settimane, in funzione degli specifici casi.
  2. Come funziona il prelievo degli gli ovuli? Il prelievo avviene tramite aspirazione di ciascun follicolo ovarico. Per garantire il massimo del comfort e la massima sicurezza, il processo dura indicativamente 20 minuti e avviene sotto sedazione anestetica.
  3. Che cos’è il trasferimento di embrioni? Si tratta dell’ultima fase della FIVET, nonché una delle fasi più delicate. È il momento in cui gli embrioni vengono introdotti nell’utero. Di solito non richiede anestesia né sedazione.
  4. Quanti embrioni vengono impiantati nell’utero? Sebbene la legge preveda la possibilità di impiantare più embrioni, il protocollo seguito da Fertilab Barcelona è di tipo mono-embrionale in modo da evitare il rischio di gravidanza multipla. Oltre a ciò, si tiene conto anche di altri fattori soggettivi quali l’età della paziente, la sua anamnesi o la qualità dei gameti.
  5. Possono manifestarsi effetti collaterali dopo una FIVET? I dati raccolti dimostrano che le complicazioni dovute a questa tecnica sono minime. Il recupero di norma è rapido, e in circa tre ore la paziente può tornare a casa e condurre una vita praticamente normale.
  6. Dopo la fecondazione, quando è opportuno eseguire il test di gravidanza? Per garantire risultati affidabili, si consiglia di effettuare un test di gravidanza non prima di 12/15 giorni dopo il processo di fecondazione assistita.
  7. Quali fattori influenzano il tasso di successo della fecondazione in vitro? Tra i vari fattori, quello di maggior rilievo è senza dubbio l’età. Quanto più giovane è la donna, tanto maggiore sarà la percentuale di successo della fecondazione in vitro con i propri ovuli. Nell’ipotesi della fecondazione con ovuli donati, questo fattore perde rilevanza.
  8. Quando è il caso di interrompere il trattamento? In genere il limite massimo di tentativi è di quattro cicli, ma questo numero può variare a seconda del caso. Per questo spetta all’équipe medica dare una valutazione oggettiva.