Psicoanalisi: cos’è la psicoterapia psicoanalitica

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Non tutti gli approcci alla psicoterapia sono uguali, e per conoscere le peculiarità di alcuni di questi, come accade con la psicoterapia psicoanalitica, sarà necessario individuarne alcuni elementi essenziali.

Infatti, nell’approccio psicoanalitico si possono individuare differenti correnti di pensiero, ma prendere in considerazione le linee comuni tra queste sarà già un buon punto di partenza.

Che cos’è la psicoterapia psicoanalitica

La psicoterapia psicoanalitica, così come impiegata anche dallo psicologo Andrea Civitillo, vede, come elemento di riferimento, la psicologia dell’Io che, a sua volta proviene dalla teoria psicoanalitica freudiana.

Ma non solo: ci si avvale anche della teoria delle relazioni oggettuali di Melanie Klein e della psicologia del Sé di Kohut, alle quali si uniscono, ovviamente, anche tutte le elaborazioni più recenti che siano in grado di dare supporto al metodo.

Ad esempio si possono trovare approcci che utilizzano le teorie dell’attaccamento madre-figlio e anche tutti quegli apporti che sono stati dati negli ultimi anni dalle neuroscienze.

A livello ancora più generale, si può indicare come la psicoterapia psicoanalitica si orienti più verso la cura delle cause di un comportamento, invece che verso la correzione di un’abitudine o di uno schema.

Il disturbo nella psicoterapia psicoanalitica viene visto come un elemento volto ad esprimere qualcosa, come qualcosa che ha un senso ed un significato precisi, in quanto consente di andare a manifestare il disagio interiore dell’individuo.

Comprendere, quindi, il senso di un determinato comportamento può dare la possibilità, nel lavoro con l’assistito, di superare anche i suoi sintomi.

Le particolarità della psicoterapia psicoanalitica

La psicoterapia psicoanalitica è peculiare rispetto ad altri approcci perché molti fenomeni mentali vengono considerati come i risultati di conflitti che derivano da forze inconsce. Queste cercheranno di esprimersi, richiedendo il controllo costante da parte di quelle che sono forze opposte che dovrebbero impedirne l’espressione.

Quindi, il problema di un assistito viene considerato nel suo complesso, ad esempio prendendo in considerazione quelli che potrebbero essere stati i traumi infantili in grado di portarlo ad una particolare reazione o ad un comportamento ricorrente.

Ogni individuo, quindi, nella psicoterapia psicoanalitica viene considerato come unico: non si applicano etichette e non si ragiona per “manuali” e classificazioni generiche.

Al contrario, invece, si cercherà di capire quali elementi rendano unici i pazienti e in quale modo la loro unicità, le loro esperienze e le loro relazioni, li abbiano portati al tempo presente e allo sviluppo di particolari approcci disfunzionali alle attività quotidiane.

Infatti, per la psicoterapia psicoanalitica tutti quelli che sono i sintomi manifesti, come l’ansia, le fobie e così via, andranno a rappresentare un modo particolare che il soggetto avrà di rispondere a quelle che sono le esperienze della sua vita.

Per questo motivo, partendo proprio dai sintomi sarà fondamentale andare ad analizzare quelle che sono le origini più profonde e remote degli stessi e non solo.

Con l’approccio psicoanalitico, si renderanno consce anche tutte le differenti cause dei conflitti che provocano i sintomi stessi.

L’obiettivo, ancora una volta, sarà quello di rendere possibile per il paziente la rinuncia ai suoi sintomi, arrivando, invece, a mettere in atto strategie consce più adeguate.

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