Sonno polifasico: tutto quello che c’è da sapere

sonno polifasico

Il termine sonno polifasico è stato usato per la prima volta dallo psicologo J.S. Szymanski agli inizi del 1900. Il termine si riferisce alla pratica di dormire più volte nell’arco della giornata; etimologicamente, esso appunto fa riferimento a più sessioni di sonno rispetto invece all’ipotesi di dormire due volte al giorno (sonno bifasico) o solamente durante la notte (sonno monofasico).

L’idea del Sonno polifasico invece è quella di impostare più sonnellini nell’arco delle 24 ore, non necessariamente coincidenti con la fase notturna.

Secondo l’intenzione di chi ha coniato questo concetto, il sonno polifasico permetterebbe di ottenere tutti i benefici della dormita durante la notte ma anche di risparmiare tempo. Il concetto si basa sul principio della fase REM, ovvero la fase di sonno profondo, che dura solamente due ore durante tutta la notte. Secondo i teorici del sonno polifasico, tutte le restanti ore passate a dormire sarebbero, per così dire, ‘sprecate’.

Il sonno polifasico propone quindi un nuovo modo di concepire il modo di dormire, e può includere più o meno risposi nel corso della giornata.
Secondo i teorici del sonno polifasico il cervello non ha bisogno di dormire otto ore per notte per riposarsi in modo corretto. Le tecniche che vedremo sostengono di poter migliorare la qualità del sonno, rendendo i periodi dello stesso più elastici rispetto a quelli ai quali sono abituati la maggior parte delle persone.
Per dormire di meno, secondo coloro che hanno teorizzato il sonno polifasico, bisogna dormire più volte nell’arco della stessa giornata.

Metodi del sonno polifasico

Come abbiamo accennato ci sono diverse scuole che prevedono una diversa impostazione del ritmo sonno-veglia.
Il ciclo Uberman, per esempio, prevede che si riposi mezz’ora ogni quattro ore. Sicuramente non si tratta di un modello proponibile per la maggior parte delle persone che lavorano.
Il ciclo siesta prevede un riposo notturno della durata di sei ore, e quindi, nel tempo della pausa pranzo, mezz’ora di riposino.
Il ciclo Everyman, invece, opta per un riposo che dura minimo un’ora e mezza e massimo 4 ore e quindi durante la giornata dei riposi di 20 minuti.

Adattarsi al sonno polifasico, qualsiasi si scelga, non è semplice a primo acchito in quanto il corpo deve fare uno sforzo. Tuttavia secondo i teorici questo aiuta il corpo ad entrare subito nella fase REM, e quindi a non ’sprecare tempo’ ottimizzando il tempo nel quale si dorme.
Qualsiasi tipo di sonno polifasico si scelga è opportuno riposarsi in un luogo tranquillo e comodo.

Sonno polifasico: i rischi

Non tutti gli studiosi sono d’accordo nel riconoscere i vantaggi del sonno polifasico; anzi, si sono fatti notare dei rischi.
Sconvolgere il ritmo del sonno può causare alcuni problemi ricorrenti.
Alcuni studi hanno evidenziato che nel corso del sonno profondo il corpo riesce a rigenerare i tessuti muscolari lesi più velocemente. Soprattutto chi fa sport va incontro spesso anche a mini traumi muscolari, e il sonno polifasico sembra che non sia per nulla adatto a chi fa sport.

Il sonno polifasico non è consigliata neppure a chi è a dieta. Gli ormoni che regolano la fame, la leptina (che blocca l’appetito) e la grelina (che lo stimola) sono attivati durante il sonno. Quando si dorme il corpo produce la leptina, che blocca l’appetito. Quando ci si sveglia quindi non si ha subito fame.

Con il sonno polifasico, si passa più tempo svegli e si ha più facilmente fame.
Infine, durante il sonno profondo il corpo ha più energia a disposizione contro le malattie e le infezioni: il livello di globuli bianchi sale.
Se si è malati, è meglio dormire tanto e bene, e non dormire poco. Il sonno polifasico quando si è malati può peggiorare il malessere.