Umanizzazione delle Cure: Cosa si Intende e Come Applicarla

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Con il termine umanizzazione delle cure si va a sottolineare tutto un processo in cui vi è la necessità di porre il malato, i suoi bisogni organici, psicologici e relazionali al centro della cura e terapia.
Viviamo nell’era dello sviluppo tecnologico e scientifico, gli studi e l’evoluzione delle tecniche continuano ad evolversi costantemente permettendo al giorno d’oggi di trattare e curare patologie che una volta erano considerate mortali o incurabili. Quest’avanzamento tecnologico e dunque miglior offerta sanitaria e medica non va però di pari passo con la necessaria consapevolezza di quanto sia importante la sfera degli aspetti psicologici e relazionali legati alle cure e all’assistenza. Il concetto di umanizzazione delle cure permette di distinguere e di comprendere che il malato non deve essere considerato come semplice portatore di patologia che necessità della terapia, ma come una persona con tutto ciò che questo comporta, i suoi sentimenti, il suo credo, le sue conoscenze. Secondo alcuni studi il ricovero ospedaliero è vissuto come un vero e proprio evento traumatico, a livello fisico così come a livello psicologico per via di tutta una serie di disagi che vanno ad aggiungersi alla patologia o sofferenza. Questo processo permette dunque di ricollocare l’uomo al centro dell’attenzione.

Per sottolinearne l’importanza, il governo aveva inserito il tema dell’umanizzazione delle cure anche nel Patto per la salute del 2014-2016. Nel documento si trova dunque scritto che Regioni e Province si impegnano ad attuare degli interventi mirati in ambito ospedaliero e sanitario focalizzandosi sull’umanizzazione dell’assistenza. Grazie a questo evento si è predisposto dunque un programma annuale di umanizzazione che comprende la formazione del personale tramite un corso specifico e un cambiamento organizzativo rivolto a varie aree e settori.

Umanizzazione delle cure ospedaliere

Il tema dell’umanizzazione delle cure ospedaliere è sempre più attuale in una società dove troppo spesso si pensa al risultato finale senza considerare tutte le variabili che entrano in gioco. Un paziente non deve essere visto da medici e infermieri come una semplice patologia da curare o un mistero da risolvere per poter passare al nuovo caso. Vi è una grande necessità di umanizzare il paziente, di considerarlo per l’uomo o la donna che è e tutto ciò che questo comporta. Il paziente spesso osserva infatti una mancanza d’interesse per la propria situazione personale a discapito di quella patologica, con totale disinteresse per un possibile disagio psicologico che porta a trascurare aspetto come il rispetto, l’igiene, le relazioni personali.

Tra i fattori che più spesso hanno determinato quella che possiamo chiamare come disumanizzazione ospedaliera troviamo ad esempio la separazione netta e decisa dall’ambiente familiare, con parenti impossibilitati a visitare i propri cari per via dei pochi orari disponibili.

Per approfondire: Orari di visita delle principali strutture sanitarie

Vengono indicate anche cattive condizioni di accoglienza e pessime strutture di alloggio che vanno dunque a costituire un soggiorno sgradevole per il paziente. L’isolamento e la freddezza da parte del personale del reparto potrebbero inoltre rientrare in questi fattori in quanto andrebbero ad avere un effetto sul paziente e il suo stato d’animo.

Proprio per via di queste situazioni e casi è nato l’interesse da parte degli operatori del settore di andare verso una medicina che vada incontro ai pazienti e sia in grado di accompagnarli durante tutta la degenza andando a sostenere l’assistenza in maniera professionale ma soprattutto umana.

Questo processo, però, non è fatto solamente con la migliore preparazione e formazione degli operatori sanitari a stretto contatto con il paziente, ma anche grazie alle innovazioni tecnologiche che permettono di migliorare l’esperienza del paziente grazie all’impiego di gestionali medici digitali in sanità. L’umanizzazione delle cure sta iniziando perciò a posizionarsi al centro dei piani delle aziende sanitarie denotando un periodo che vuole la sanità come moderna e personale portandola ancora una volta a focalizzarsi sulla salute dell’uomo nella sua interezza e totalità.

Come sottolinea l’Agenas nel documento di riferimento per l’umanizzazione delle cure, infatti, bisogna considerare “la persona prima di tutto”.

L’umanizzazione, a qualunque campo la si vada ad applicare, implica che la persona va sempre intesa come individuo unico, dunque simile agli altri ma al tempo stesso diverso da qualsiasi altro e perciò presenta nuove e diverse necessità. Spesso, causa di stati emotivi negativi, son i rapporti tra gli operatori che lavorano nei reparti, che con le loro dispute, invidie e incomprensioni vanno a sfogarsi con i pazienti. Questa situazione infatti determina negli operatori stati non particolarmente sereni o tranquilli, frustrazione o insoddisfazione che, pur non accorgendosene, vengono riversati sull’assistenza e sulle persone trascurando i bisogni di un paziente.

L’umanizzazione delle cure implica infatti, oltre ai concetti e i piani strategici da parte degli ospedali anche la creazione di un team compatto e professionale che fornisca le cure necessarie sempre nell’ottica del benessere del paziente in quanto uomo e non solo in quanto malato.

Questo concetto si ritrova largamente presente in un reparto come quello oncologico, come testimoniato da questo reportage, dove ogni giorno passano la loro vita dei pazienti che necessitano di una serie di cure e attenzioni ulteriori rispetto a molti altri. Sono spesso pazienti che si ritrovano a vivere uno dei periodi più bui e spaventosi della loro esistenza, sono persone che hanno perso le speranze o che al contrario lottano con le unghie e con i denti per sopravvivere. A loro spetta però di essere visti come persone, come esseri umani che soffrono ma che hanno una vita al di fuori della loro sofferenza, e non come un semplice tumore da affrontare o combattere perché anche lo stato emotivo di un paziente potrebbe contribuire alla risoluzione della patologia. Dunque sono da tenere in considerazione tutta una serie di procedure atte a migliorare l’assistenza per poter garantire una permanenza e una degenza sostanzialmente migliore e più pacifica per questi pazienti.

Anche l’umanizzazione delle cure in RSA è particolarmente importante in un periodo come quello attuale. Bisogna sempre tenere in considerazione infatti che nonostante sia sempre necessario fare tutto il possibile per rendere migliori le cure e i servizi, si deve allo stesso tempo ascoltare le persone che si hanno in cura e i loro bisogni e desideri. Bisogna infatti dar importanza o quanto meno tenere in considerazione le loro richieste perché i pazienti, anche in RSA, sono alla ricerca di un luogo sicuro, di una casa. Visto e considerato il tempo che le persone passano in queste strutture è opportuno preoccuparsi dell’umanizzazione delle cure e di creare una solare e pacifica comunità di vita per offrire solo il meglio alle persone che ci vivono.

Come si possono effettivamente umanizzare le cure?

Questa è una delle domande che spesso gli operatori del settore si sono posti con il passare del tempo poiché nonostante sia semplice proporre un’azione simile non è all’apparenza così semplice applicarla in maniera efficace. La risposta deve articolarsi essenzialmente su tre aspetti che il settore sanitario deve considerare:

  • L’umanizzazione delle terapie per i pazienti
    • L’umanizzazione delle terapie per gli operatori sanitari
    • L’umanizzazione delle terapie per i familiari

Questi sono i 3 obiettivi che la società e ogni piano strategico per il miglioramento delle condizioni ospedaliere dovrebbe preporsi per portare avanti un significativo cambiamento positivo.

Per quanto riguarda il primo aspetto che interessa soprattutto le persone più colpite, i pazienti, si dovrebbe ridurre ove possibile qualsiasi tipo di danno psicologico e fisico e personalizzare la degenza ed esperienza valorizzando dunque la sua unicità in quanto persona diversa dalle altre. Bisogna attribuire loro valore morale che non vada a collegarsi per forza con la patologia o l’autonomia personale ma con la sua dignità, che non dovrebbe mai essere intaccata. In questo senso, naturalmente, è molto importante la sensibilità verso le persone con disabilità permanenti, tema su cui si è tanto dibattuto e, fortunatamente, ottenuto in questi anni.

Per quanto concerne gli operatori sanitari questi devono ricevere un significativo aiuto, soprattutto per quelle terapie che causano una sorta di senso di impotenza di fronte all’avanzare della patologia (casi oncologici nello specifico ad esempio). Si dovrebbe tentare di non pensare a quanto questo lavoro si ripercuota sulla loro vita e per quelle ore di servizio focalizzarsi invece sui pazienti e i suoi loro bisogni per poter vivere al meglio le proprie giornate.

Umanizzare le cure per i familiari significa invece andare incontro alle famiglie coinvolte in questo difficile cammino di sofferenza e pazienza. Un paziente ricoverato porta anche loro al centro della vicenda e bisognerebbe tentare di coinvolgerli ulteriormente e non allontanarli invece dal paziente che soffre da questo distacco. Si dovrebbe personalizzare la loro partecipazione nella vita di tutti i giorni del reparto e assicurarsi così un aiuto e un supporto maggiore. In questo modo potrebbero beneficiarne tutte le parti coinvolte, dal paziente che non si sente più solo, all’operatore che ha un supporto nella terapia e infine alla famiglia che può vivere serenamente sapendo che si stanno facendo gli interessi del malato e non quelli dell’ospedale.

In conclusione lo scopo principale dell’umanizzazione delle cure non deve focalizzarsi esclusivamente sul paziente ma riguardare tutta la fase di assistenza e le persone coinvolte in ogni momento della degenza a partire dal ricovero ospedaliero. Solo così si potrà veramente andare incontro ai bisogni e le necessità del paziente e migliorare la qualità delle cure, non solo da un punto di vista medico ma soprattutto da quello umano.

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