È possibile far cambiare idea?  

A cura della Dott.ssa Floriana De Michele, Psicologa Psicoterapeuta ,Via Verdi 1,  Avezzano

Sarà capitato anche a voi

Ad ognuno di noi probabilmente è capitato di voler convincere qualcuno che la sua opinione su una particolare questione sia sbagliata, impegnandoci con argomentazione impeccabili, ma l’interlocutore invece di capire il nostro punto di vista, lo respinge, convinto di avere sempre ragione. Politici, pubblicitari e persino i professionisti della salute, affrontano una dura lotta quando cercano di far cambiare idea, ottenere il voto, convincere ad acquistare nuovi prodotti o ad adottare uno stile di vita più sano.

Perché è così difficile far cambiare idea

Perché è così difficile convincere qualcuno a cambiare idea e abbandonare le proprie convinzioni?   Pare che le persone per elaborare i propri giudizi ricorrano a scorciatoie mentali, dette euristiche, che risultano molto efficienti, ma possono indurre a compiere degli errori sistematici, i cosiddetti bias.  In particolare il bias di conferma (o pregiudizio), cioè la tendenza umana a cercare informazioni già in accordo con il proprio sistema di credenze gioca un ruolo cruciale nel rafforzare le nostre convinzioni impedendo di cambiare idea.

Il bias di conferma determina ciò a cui prestiamo attenzione e ciò che ignoriamo. Tom Gruca dell’Università dell’Iowa e Michael Cipriano dell’Università della Carolina del Sud hanno esaminato il modo in cui i giovani trader dell’università analizzavano i mercati elettronici dell’Iowa, scoprendo che essi tendevano a ignorare le nuove informazioni se ciò richiedeva di rivalutare le loro opinioni iniziali, anche se perdevano denaro.

Questa tendenza influenza anche il modo in cui interpretiamo le informazioni. Se riteniamo che sia più pericoloso guidare sulle autostrade che sulle strade di campagna, considereremo ogni incidente autostradale come una prova della nostra convinzione. Tuttavia, se sentiamo che un’auto si è schiantata su una strada di campagna, è probabile che giudichiamo l’autista come sbadato piuttosto che la strada stessa.

Il bias di conferma o pregiudizio

Il bias di conferma può determinare  anche il modo in cui raccogliamo le informazioni. Secondo il prof. di Harvard Jerome Groopman, un medico che ipotizza una diagnosi può, senza rendersene conto, porre domande che la confermino, trascurando le informazioni contraddittorie.

Il pregiudizio di conferma influenza anche ciò che ricordiamo e ciò che dimentichiamo.  Se crediamo di essere inclini agli incidenti, ricorderemo le volte in cui siamo caduti o abbiamo lasciato cadere oggetti, ma non riusciremo a ricordare le occasioni in cui abbiamo agito in modo sicuro.

Le evidenze scientifiche del bias di conferma sono diverse. I ricercatori della Stanford University in uno studio hanno sottoposto persone favorevoli o contrarie alla pena capitale alla lettura di due articoli fittizi sull’argomento. Un articolo affermava che la pena di morte scoraggiasse i crimini violenti, mentre l’altro sosteneva il contrario. I ricercatori hanno scoperto che le risposte dei partecipanti erano suddivise in base alle loro opinioni preesistenti: i favorevoli valutavano i dati contrari poco convincenti e viceversa, ritenendo più credibili i dati a sostegno della propria opinione e riferendo di sentirsi ancora più impegnati nella propria posizione originale.

Come nasce il pregiudizio di conferma ?

Come nasce il pregiudizio di conferma? Quali sono i meccanismi sui quali agisce? I ricercatori della City University e dell’University College di Londra in un recente studio pubblicato su Nature Neuroscience hanno chiesto di stimare il prezzo di alcune proprietà immobiliari e di decidere quanto sarebbero stati disposti a pagare per ciascuna di quelle proprietà a 42 partecipanti, suddivisi in coppie. Ognuno di loro poi è stato sottoposto a risonanza magnetica funzionale (fMRI) e al resoconto dei giudizi dati; messi poi al corrente delle risposte del partner, gli è stato chiesto di stabilire la somma finale che sarebbero stati disposti ad investire. I ricercatori hanno scoperto che, quando la stima del prezzo del partner concordava con la loro, i partecipanti erano più propensi a dire che avrebbero investito di più; ma quando le coppie erano in disaccordo l’opinione del partner non influenzava la decisione finale dei soggetti. La fMRI ha mostrato, inoltre, che l’attività della corteccia frontale mediale posteriore, area del cervello coinvolta nella valutazione delle idee altrui e nei processi decisionali, aumentava quando le coppie erano in accordo sul valore della casa, mentre diminuiva quando erano in disaccordo.

La spiegazione data è che: “quando le persone non sono d’accordo, il loro cervello non riesce a codificare la qualità dell’opinione dell’altra persona, dando loro meno motivi per cambiare idea”.

Concludendo

La scoperta, quindi, evidenzia la tendenza comportamentale a scartare  le informazioni non concordi alla base del bias di conferma.